LA CHIESA DI SAN FRANCESCO: UN PICCOLO PANTHEON PRENESTINO

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La Chiesa di S. Francesco in Palestrina può essere considerata un piccolo pantheon, e non perché in essa riposino le salme di regnanti, come nell’omologo tempio romano, ma per la semplice ragione che alcuni del più ragguardevoli cittadini della Palestrina del '700 e '800 vi si fecero seppellire, data anche la loro particolare devozione al santo.

 

Sulle pareti della chiesa sono incassate le lapidi che ricordano questi cittadini, il più insigne dei quali fu certamente monsignor Leonardo Cecconi. Nato a Palestrina nel 1691 da Olimpia e Domenico Cecconi, Leonardo conseguì nel 1712 la laurea in diritto ecclesiastico e civile. Ordinato sacerdote nel 1714, fu rettore del locale seminario vescovile e vicario al servizio di molti vescovi prenestini, fino al 1748, quando fu nominato egli stesso Vescovo di Montalto nelle Marche, carica che resse al 1760. Uomo dotato di vasta cultura, fu un insigne storico della città natale: tra le sue opere la più conosciuta è sicuramente la Storia di Palestrina città del Prisco Lazio, stampata ad Ascoli nel 1756, che fu praticamente la prima raccolta di memorie storiche della città, scritta in lingua italiana dopo la prima in assoluto: Praenestae antiquae scritta in lingua latina nel 1651 da Giuseppe Maria Suarez e un'altra contemporanea del carmelitano Pennazzi, rimasta però inedita.

Il resto dell'articolo si può leggere nella Sezione Articoli 2017 sotto la data del 5 giugno.

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