UNA INCISIONE INEDITA DEL XVII SEC. DEL TEMPIO DELLA FORTUNA DI PRAENESTE

UNA INCISIONE INEDITA DEL XVII SEC. DEL TEMPIO DELLA FORTUNA DI PRAENESTE

2 Agosto 2026 2 Di angelo

Siamo venuti a conoscenza di un’incisione del XVII secolo rimasta fino ad oggi inedita, sconosciuta anche al professore Jörg Martin Merz, storico dell’arte di fama internazionale, considerato uno dei massimi esperti del barocco romano e di Pietro da Cortona, su cui ha già pubblicato diversi libri. Nativo di Aalen (Germania), Merz ha insegnato alle Università di Augsburg, Heidelberg, Francoforte, Vienna e Münster, ed ha perfezionato i suoi studi all’Institute for Advanced Study di Princeton, al Metropolitan Museum di New York e la Biblioteca Hertziana di Roma. Nel 2001 ha pubblicato proprio per la Biblioteca Hertziana, Das Heiligtum der Fortuna in Palestrina und die Architektur der Neuzeit (Il tempio della Fortuna in Palestrina e l’architettura dell’età moderna), un volume in cui ripropone molti disegni, anche inediti fino ad allora, di architetti che si sono ispirati al tempio prenestino dal rinascimento ad oggi.

L’incisione di cui parleremo oggi, la veduta frontale di una ipotesi ricostruttiva del tempio della Fortuna, non è presente nel libro di Merz. Le prime ricostruzioni del tempio con veduta frontale (penna e acquerello) si devono a Pietro da Cortona, un architetto al quale il cardinale Francesco Barberini, subito dopo l’acquisto del feudo prenestino da parte della sua famiglia nel 1630, aveva commissionato proprio di ricostruire l’antico tempio, allora “invisibile” perché sui suoi resti i prenestini avevano ricostruito le loro case dopo le distruzioni bonifaciana (1298) ed eugeniana (1437). Dei disegni di Cortona si conoscono tre versioni, una conservata a Londra, al Victoria and Albert Museum (E.306-1937), una seconda a Berlino, al Kupferstichkabinett (kdZ 26441r), ed una terza nella Royal Collection di Windsor Castle (RL 10384), con quest’ultimo considerato come copia di un originale andato perduto. Nei disegni, il tempio è raffigurato frontalmente, appoggiato al monte, sui cui fianchi l’autore ha raffigurato anche diversi alberi e boschi. Le ricostruzioni di Pietro da Cortona sono tutte improntate ad una certa libertà artistica, probabilmente in vista di un progetto edilizio di recupero delle strutture antiche. “La parte superiore – scrive Merz – è quasi un palazzo con una piazza davanti, circondata da portici, che potrebbe essere un riflesso di idee del cardinale di trasformare il sito in una splendida villa all’antica, nella tradizione delle grandi ville cardinalizie nei dintorni di Roma”.

Nel 1655 fu pubblicato il libro Praenestes antiquae, che era stato commissionato dai Barberini a Giuseppe Maria Suarès, bibliotecario della famiglia, proprio per celebrare laqcquisto del feudo prenestino. Nel libro furono inserite tre incisioni di Domenico Castelli tratte dai disegni di Pietro da Cortona. Sciographia. Orthographia e ichnografia Templi Fortunae Praenestae, – cioè prospettiva, alzata e pianta – sono le didascalie delle incisioni che rappresentano tutto il recinto del tempio. Le tavole sono tutte firmate col monogramma DC, le iniziali dell’incisore che nella veduta prospettica aggiunge anche la dedica al principe Maffeo Barberini: “Hoc obsequi monimentum Dominicus Castellus D.D.C., Petrus Berretin Cort. Delin.”.

Nella parte inferiore dell’Orthographia, la veduta frontale del tempio, figura una enorme terrazza con due piscine, contrassegnate con le lettere M (Piscinae duae sive lavacra variis aquis collectisperexcisos Acquaeductus ad ministeria sacrificiorum et alios usus), delle quali è oggi conservata solo quella di sinistra . L’esedra finale, a semicerchio, è contrassegnata dall’incisore con la lettera E (Cortina sive Oraculum Fortunae instar Theatri ubi simulacrum deae Jovem lactentem gestantis et arca cum sortibus erant e debantur que Oracula ibi nunc Palatium Principis). cioè la sede dell’oracolo della Fortuna, dov’era venerato il simulacro della dea che allattava Giove bambino e dov’era conservata  l’arca delle sorti, e dov’è oggi il palazzo del Principe; da notare che nella legenda dell’incisione il posto è chiamato Cortina, toponimo ancora oggi conservatosi, ma non vi è stato raffigurato il tempio rotondo in cima a tutto il complesso che, comunque, fu chiamato Templum Fortunae da Suarès. Dal tempio si diparte una cinta muraria che arriva fino all’arce, raffigurata a forma di castello turrito (contrassegnato con la lettera A, Arx prenestina); all’esterno delle mura, sul fianco della montagna, a sinistra è raffigurata la villa di Centronio (lettera B Villa Centronii) e a destra quella di Simmaco (lettera C Villa Symmachi). Si vede anche una linea che rappresenterebbe l’acquedotto che portava acqua dalla sorgente delle Cannuccete fino al tempio e alla città (lettera D Fontes Aquaeductus evariis venis corrivatis ad usum Templi et Civitatis).

L’incisione che presentiamo oggi, molto probabilmente è una variante della tavola di Castelli, perché è quasi del tutto identica ad essa, ma non riporta in basso a destra la sigla DC dell’incisore; inoltre, sul fianco della montagna sono stati eliminati la cinta muraria, le ville di Simmaco e Centronio e la rocca in alto, ed anche la linea dell’acquedotto. Per il resto, anche la montagna retrostante la ricostruzione del tempio, con alberi a destra e bosco a sinistra, è rimasta uguale. Molto probabilmente era una ristampa, modificata forse per essere allegata a qualche edizione tedesca, ma che non siamo ancora riusciti ad identificare.

A sinistra l’incisione inedita; a destra quella di Domenico Castelli inserita nel libro Praenestes antiquae (1655).