HYPNEROTOMACHIA POLIPHILI DI FRANCESCO COLONNA, IL LIBRO ILLUSTRATO PIÙ CELEBRE DEL RINASCIMENTO
Il 18 ottobre scorso sono andato a trovare i miei amici Francesca De Munari e Carlo Buffarini, a Padova in occasione del mercato mensile di antiquariato. I due organizzano ogni seconda domenica del mese il mercato d’antiquariato di Vicenza e la terza domenica una parte di quello di Padova. Girando tra le numerose bancarelle di Prato della Valle, mi sono imbattuto in un libro intitolato Cinque secoli del libro italiano. Si tratta del catalogo, stampato nell’ormai lontano 1965, di una Mostra storica tenutasi dal 21 maggio al 30 giugno di quell’anno a Palazzo Braschi in Roma.
La Mostra era stata organizzata dal Comitato per la celebrazione del quinto centenario dell’arte tipografica italiana. “L’intento dei promotori e degli organizzatori era di offrire al pubblico un’illustrazione il più possibile ampia e rappresentativa del cammino percorso dall’arte tipografica in Italia dalle sue prime magnifiche produzioni della fine del secolo XV ad oggi, ed insieme valorizzare cimeli poco noti o non facilmente accessibili tra i tanti conservati nelle storiche biblioteche italiane” – così scriveva Pietro Romanelli, presidente del Comitato, nell’Introduzione del libro.
Veri e propri capolavori dell’arte tipografica erano esposti, come il De oratore di Cicerone, stampato a Subiaco nel 1465, La Commedia di Dante Alighieri del 1481, o ancora le Deche vulgare historiate di Tito Livio, stampato a Venezia nel 1493, e moltissime altre edizioni illustrate e rarissime.
Nella mostra, non poteva mancare l’Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, stampato da Aldo Manuzio a Venezia nel 1499, definito nella scheda del catalogo “il libro illustrato più celebre del Rinascimento per le 168 splendide silografie a tratti, su fondi anche chiari o punteggiati; il disegno di esse è stato attribuito ai maggiori artisti veneti del tempo”.
L’autore, Francesco Colonna, rivelò il suo nome dall’acrostico formato dalle iniziali dei 38 capitoli che compongono il libro. Riguardo l’autore gli studiosi hanno da sempre contrapposti, alcuni favorevoli per un non ben noto frate domenicano veneto, altri, tra cui Maurizio Calvesi, per il Colonna principe di Palestrina.
Per quasi cinquant’anni Maurizio Calvesi ha portato avanti la sua battaglia per il riconoscimento dell’autore nel principe di Palestrina, un’attribuzione che ha riscosso molte adesioni entusiastiche ma anche aspre critiche. Oltre a numerosi articoli su riviste specializzate, due sono i libri che Calvesi gli ha dedicato: Il sogno di Polifilo prenestino (1980) e La “Pugna d’amore in sogno” di Francesco Colonna romano (1996). L’Hypnerotomachia Poliphili, il cui titolo significa letteralmente Pugna d’amore in sogno di Polifìlo, stampato in folio, è scritto in volgare, in italiano maccheronico mescolato al latino, al greco e all’ebraico, ed in esso l’autore esprime tutte le sue conoscenze di filosofia, architettura, astronomia. botanica, astrologia, intrecciandole ad una storia d’amore tra Polifilo e Polia: il loro è un viaggio iniziatico verso la ricerca della verità spirituale. Il nome dell’autore si ricava dalle iniziali dei trentotto capitoli del libro che, se lette di seguito, costituiscono la seguente frase: POLIAM FRATER FRANCISCO COLUMNA PERAMAVIT, cioè Frate Francesco Colonna amò immensamente Polia.
La discussione tra studiosi si è sempre incentrata sull’identità di questo “frate” che Giovanni Pozzi ha sempre sostenuto, con tutte le sue forze ed anche con veemenza ed improperi verso Calvesi, essere stato un frate veneto. Ma mentre per il frate veneto non c’è nessuna testimonianza storica, Calvesi ne ha trovate molte che avvalorano la sua tesi: alcune corrispondenze tra quadri del Rinascimento e il mosaico nilotico, la scritta sul portone del palazzo Baronale: Franciscus Columnigeri aedificavit 1493, la struttura piramidale che il protagonista si trova di fronte nel suo viaggio, e molte altre. L’esame dei numerosi monumenti descritti ed illustrati da Calvesi, lo hanno portato ad un’identificazione quasi certa dell’autore col principe prenestino che aveva sicuramente molte più possibilità economiche di stampare un libro di tale importanza che un semplice frate. Il libro ha un testo strano, quasi illeggibile la cui interpretazione pone infiniti problemi di cultura antiquaria, linguistici e figurativi. La prima edizione di quest’opera, praticamente introvabile, è di inestimabile valore, basti pensare che una copia è stata battuta alcuni anni fa alla Sotheby, la più famosa casa d’aste del mondo, ad una cifra iniziale di 300.000 franchi (circa 55 milioni di euro oggi) più i diritti d’asta.


