EDMOND ABOUT A PALESTRINA NEL 1860 

EDMOND ABOUT A PALESTRINA NEL 1860 

4 Febbraio 2026 0 Di angelo

«Dicesi che ogni strada mena a Roma; ma per noi cittadini di Parigi, la via più breve è quella che passa per Marsiglia». È questo l’incipit del libro Roma contemporanea che Edmond About pubblicò a Parigi nel 1861.

About (Dieuze 1828-Parigi 1885) è stato uno scrittore e giornalista francese. Entrato nel 1848 nella Scuola Normale Superiore di Parigi, arrivò secondo al concorso nazionale di ammissione. Tre anni dopo fu nominato membro dell’École Françoise di Atene dove soggiornò per due anni. Scrisse diversi articoli di storia sociale e d’arte; era favorevole all’unità d’Italia e contro il potere temporale dei papi tanto da pubblicare due libri che furono tradotti e molto apprezzati in Italia: La question romaine (Bruxelles 1859) e Rome contemporaine (Parigi 1860). Il secondo libro fu pubblicato in italiano a Milano dall’editore Colombo nel 1861. Nel cap. XV, intitolato “Passeggiata nel mezzodì”, About racconta le diverse visite che fece nei dintorni di Roma durante la sua permanenza, tra cui Albano, Ariccia, Velletri, Olevano, Paliano e Palestrina.

Voglio riportare interamente il racconto che fa della visita a Palestrina, lasciando il testo come in originale; egli non parla né delle antichità della città, né della sua storia, e nemmeno di “belle dame” che non ne ha incontrata nessuna, ma soltanto di contadini, “solo e sempre contadini”, della loro miseria e dei danni che avevano appena subìto a causa di un violento temporale.

«Questa mane, andando da Olevano a Palestrina, abbiamo veduto le traccie d’un turbine spaventoso. I ruscelli gonfiati dalla poggia avevano invaso i campi vicini; alcune aje erano cadute sulla via con enormi frane di terra. Ma questi guasti non erano nulla; la gragnuola aveva fatto peggio: ecco noci flagellate da spesse ammaccature, i germi delle viti spezzati, le foglie degli alberi gettate a terra. Tutto che era tenero e verde, tutto the dava promessa o speranza, era perito.

Ci siamo fermati all’albergo di Palestrina. Vedevasi una chiesetta, dall’ altra parte della strada, tutta inondata. Nel villaggio tutti i vetri infranti, ed i contadini ci si fanno intorno per descriverci la grossezza della gragnuola, ed i guasti del turbine. Direbbesi che il loro dolore ha bisogno di espandersi; ne si trastullano punto col darci dell’Eccellenza sotto il naso, ma ci danno del tu, e ci chiamano fratelli.

È cosa volgare il descrivere la miseria del contadino che vede perire in un istante il frutto di tutte le sue fatiche d’un anno. Quando si trova questa narrazione in un libro, si è quasi tentati di gridare contro l’autore: dateci qualche cosa di nuovo, per amor di Dio! D’altronde noi siamo tanto abituati a veder l’uomo crearsi mille fonti diverse, senza contare l’agricoltura, che non sappiamo come mai qualche branco di gragnuola sopra un campo possa rovinare una famiglia intera. Ma quando si vissuto per alcuni giorni in mezzo a questi contadini, quando si sono veduti partire innanzi l’alba per lavorare il loro pezzo di terra, quando ci è noto che non hanno altro avere al mondo, e che tutto i1 loro avere è là, esposto al freddo ed al caldo; e da ultimo, quando si tocca col dito la distruzione della loro messe, quando si veggono i loro visi pallidi e bagnati di lagrime veraci, si scorge che questa descrizione volgare è interessante al pari del dramma più nuovo. Dimandai ad uno di quei desolati, se gli ulivi della montagna avessero sofferto quanto i campi di pianura? Alzò le spalle e rispose: «E che sono gli ulivi? E che è mai la vite? Trattasi delle nostre granaglie, che sono perdute. Quando non c’è olio, se ne fa senza; quando manca il vino, si beve acqua; ma quando il grano perisce, non v’è pane, non vi sono più uomini!

Mi sono forse un po’ troppo dilungato sopra un viaggietto oscuro, in cui non ebbi la fortuna nè d’incontrar belle dame, nè avventure romanzesche. Contadini, e sempre contadini! Ma il nostro diletto Alfredo Musset, in uno de’ suoi più graziosi capolavori, si è dato la premura di prepararmi una scusa in rima:

Ces pauvres paysans, perdonne-moi, lecteur,

Ces pauvres paysans, je les al sur le coeur».

1862 – Edmund Hottenroth, Campagna romana,particolare.