GLI INCUNABOLI E LE CINQUECENTINE DELLA BIBLIOTECA FANTONIANA DI PALESTRINA

GLI INCUNABOLI E LE CINQUECENTINE DELLA BIBLIOTECA FANTONIANA DI PALESTRINA

13 Dicembre 2022 0 Di angelo

Gli incunaboli e le cinquecentine della biblioteca “Fantoniana” di Palestrina è il titolo di un catalogo presentato il 1° dicembre scorso. La catalogazione e il libro che ne è scaturito, realizzato col contributo della Regione Lazio  e del Comune di Palestrina, sono stati curati da Silvia Tripodi per conto dell’istituto di Scienze del patrimonio Culturale del C.N.R. Consiglio nazionale delle ricerche.

Il catalogo degli incunaboli e delle cinquecentine è diviso per secolo e ordinato alfabeticamente per autore e titolo. Le schede sono suddivise in due sezioni: la prima dedicata ai dati di edizione, con la descrizione bibliografica dell’edizione, la seconda a quelli relativi all’esemplare. E vi sono descritti gli elementi materiali specifici della singola copia, lo stato di conservazione, la descrizione della legatura, gli interventi di restauro subiti, le note di possesso quando conosciute, di acquisto, ex dono, ex libris, timbri e stemmi.

Tripodi ripercorre la storia della biblioteca “Fantoniana”, fondata da padre Sebastiano Fantoni  (1550-1623), e dei fondi librari che vi sono confluiti dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1870, fino ad oggi.

Il catalogo delle cinquecentine  è costituito da 555 edizioni del XVI secolo, dotate perlopiù di legature in pergamena, con indicazioni manoscritte sui dorsi. “Lo stato di conservazione, – ha rilevato Tripodi – può essere definito disomogeneo poiché una parte del fondo, a causa delle numerose infiltrazioni di umidità a cui esso è stato sottoposto nel corso degli anni, è stato parzialmente o interamente compromesso”. Dall’esame dei contenuti, si evidenzia come la maggior parte siano testi fondamentali per l’esercizio delle funzioni religiose e per il supporto della vita claustrale, oltre quelli di meditazione, studio e formazione dei religiosi e dei fedeli.

Il nucleo principale è quello costituito dai libri appartenuti ai Carmelitani, nel quale era confluita anche la biblioteca del Fantoni., e sono facilmente individuabili per le annotazioni: “Fratris Sebastiani Fantoni orenestuni ordinis Carmelitarum”, oppure “Ad usum Reverendissimi Patris Magistri Sebastiani Fantoni Praenestini Prioris Generalis Ordinis Carmelitarum”.

Anche i nuclei provenienti dai conventi dei Cappuccini e dei Francescani sono costituiti principalmente da opere di argomento teologico, filosofico e dottrinale; vi si trovano comunque le opere di Cicerone, Aulo Gellio, Orazio, le Vite di Plutarco ecc.

Su alcuni esemplari si riscontrano provenienze della famiglia Barberini con donazioni da parte di Francesco Barberini e Francesco Colonna di Sciarra. Altri nomi di importanti personalità del territorio prenestino sono riscontrabili tra le carte delle cinquecentine: due esemplari riportano il nome di Curzio Castrucci, ambasciatore presso Filippo III di Spagna per la famiglia Colonna.

Oltre ai dati di possesso, è possibile reperire anche informazioni  sulla provenienza dei libri, sull’acquisto, prezzo e somme pagate, nome del libraio e le insegne, segni di un’attività censoria consistente in numerose cancellature e integrazioni, ed anche tracce del loro uso, come prove di penna, schizzi e disegni, citazioni da altri testi, o dalle opere di autori classici, grani  di prosa o preghiere tramandate oralmente, conti e appunti quotidiani.

Il libro è corredata da una ricca appendice fotografica e nota tecnica a cura di Barbara Foschi.

Insomma – conclude la sua presentazione Silvia Tripodi – “l’analisi sistematica del fondo delle cinquecentine della biblioteca di Palestrina ha permesso di delineare, almeno in parte, la rete di religiosi, eruditi, umanisti e aristocratici i cui interessi personali, le esigenze di studio e di formazione hanno contribuito alla costituzione e all’accrescimento della collezione libraria. Tali dati, integrati con quelli emersi a seguito della catalogazione dell’intero fondo antico, permetteranno di restituire alla comunità prenestina e a quella scientifica preziosi dati di natura storica, ma anche legata alla circolazione e al mercato dei libri”.