UN NUOVO MONUMENTO DEI SAUFEII A PRAENESTE
È stato recentemente pubblicato in un volume di studi in onore di Daniele Manacorda in occasione del suo settantesimo compleanno (Una lezione di archeologia globale, Bari 2019, 345-350), un articolo di David Nonnis dal titolo Un nuovo monumento dei Saufeii a Praeneste.
Nonnis, del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, sta curando da anni la revisione del corpus delle iscrizioni prenestine, in collaborazione con Maria Grazia Granino Cecere ed altri studiosi per contro dell’Accademia di Berlino; ha pubblicato diversi saggi sulle iscrizioni prenestine, l’ultimo dei quali è quello sopra citato.
I Saufeii, scrive, sono certamente da annoverare tra le gentes più in vista di Praeneste anteriormente alla deduzione della colonia sillana nell’82 a.C. Attraverso numerose epigrafi si conoscono numerosi esponenti della famiglia, una dozzina dei quali hanno ricoperto incarichi magistratuali tra il III sec. e i primi decenni del I a.C., e a ciò hanno sicuramente contribuito sul versante economico il diretto coinvolgimento in diverse attività imprenditoriali esercitate non solo nel Lazio ma anche nel Mediterraneo, col commercio di vino ma anche nel commercio di schiavi, come attestato nell’isola di Delo.
Nell’articolo, Nonnis analizza una frammentaria lastra iscritta, attualmente esposta nel Museo Diocesano Prenestino di Arte Sacra, in precedenza conservata nella cattedrale di Sant’Agapito. La lastra, in calcare locale, è decorata nella parte superiore alla fascia iscritta da un fregio dorico; farebbe pensare al rivestimento di un monumento che doveva svilupparsi non solo orizzontalmente ma anche in altezza; del fregio si conservano un triglifo e due metope con elementi floreali (un fiore a dodici petali ed una rosetta), una delle quali frammentata. L’iscrizione è lacunosa, sia a sinistra che a destra, con lettere alte dai 6 agli 8 cm., in una fascia iscritta alta 11 cm. Nonnis ne propone la seguente trascrizione interpretativa: S]aufeies A(uli), [—] e vi riconosce parte della formula onomastica relativa ad almeno due Saufeii, di cui si conserva il gentilizio, al nominativo plurale, seguito da una A sicuramente da intendere come iniziale pertinente alla filiazione o patronato dei personaggi ricordati, i cui praenomina (almeno due) dovevano comparire nella lastra di sinistra, andata perduta.
Il confronto stilistico con i resti del basamento e il podio dell’aula absidata fanno ipotizzare che, molto probabilmente, la lastra faceva parte della base di un donario datato tra l’ultimo quarto del II sec. a.C. e gli inizi del secolo successivo. Probabilmente si trattava di due fratelli, figli di un Aulus Saufeius (o anche padre e figlio). “Sarebbe suggestivo – scrive Nonnis – ricondurre al medesimo ramo dei Saufeii prenestini, piuttosto che alla sua diramazione minturnese che adotta costantemente il praenomen Aulus, anche il vinarius A. Saufeius, il cui nome è impresso su copritappo in pozzolana che sigillavano anfore vinarie tirreniche, facenti parte del carico di una nave affondata nei pressi dell’isola di Ponza agli inizi del I sec. a. C.”, e conclude che resta valida anche la suggestione che si possa pensare ad un basamento eretto forse in una delle terrazze del santuario della Fortuna Primigenia, senza escludere naturalmente altri contesti sacri e civili di Praeneste. Propone, infine, lo schema ricostruttivo della base di donario con dedica dei Saufeii e se, fosse giusta la connessione con la principale area sacra della città, “avremmo un’ulteriore testimonianza – conclude – del significativo coinvolgimento dei Saufeii nei lavori di ristrutturazione monumentale del santuario, nello specifico in rapporto a sue pertinenze e a suoi elementi di arredo, documentato da alcune altre iscrizioni che si collocano in un arco cronologico compreso tra i decenni centrali e la fine del II sec. a.C., quindi in anni non distanti dal nostro documento”.

