IL FURTO AL LOUVRE COME QUELLO AL MUSEO DI PALESTRINA NEL 1991
Il furto dei gioielli di Napoleone fatto al Louvre da parte di una banda armata mi ha ricordato l’assalto che un gruppo di cinque rapinatori fecero al Museo Archeologico di Palestrina il 23 novembre 1991. “È stato un autentico assalto, messo in atto da un commando di cinque uomini col volto coperto da passamontagna, tute e scarpette di gomma, armati di pistole – scriveva Cesare De Simone sul Corriere della Sera – . Obiettivo: monili in bronzo, asticine in avorio, vasellame e altri oggetti risalenti al quarto secolo avanti Cristo. Cinquantanove pezzi in tutto, facenti parte del tesoro custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Palestrina, trenta chilometri da Roma”.
I malviventi, entrati nel Museo senza che l’allarme rivelasse la loro intrusione, andarono nella stanza dei custodi e, sotto la minaccia delle armi, li legarono con adesivo alle sedie e tagliarono i fili del telefono. Poterono così agire indisturbati razziando tutto quello che poterono dalle bacheche espositive, tra cui “l’intera collezione di bronzi proveniente dalla necropoli di Palestrina”, per un valore inestimabile, calcolato dagli inquirenti in circa cinque miliardi delle vecchie lire.
Il furto fu talmente clamoroso che se ne occuparono i quotidiani di tutta l’Italia, ” Il grande saccheggio dei musei impone di correre ai ripari” titolava un articolo su La repubblica. Le indagini furono svolte dai Carabinieri ed anche dallo speciale Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dell’Arma e furono talmente efficaci che tutta la refurtiva fu recuperata nemmeno un mese dopo quando stava per partire per la Svizzera.
I Carabinieri del Nucleo tutela, fingendosi antiquari, riuscirono ad entrare nella trattativa aperta da uno dei ladri con ricettatori internazionali, offrendo due miliardi di lire, mezzo miliardo in più di quanto offriva un collezionista svizzero. Ingolosito dall’offerta più alta, il ladro si convinse inviando le foto dei reperti in vendita. Scattarono così perquisizioni in tre appartamenti nella zona di Cinecittà a Roma che fruttarono l’arresto di due malviventi e il recupero di tutto il tesoro.


