IL TESORO DI PALESTRINA IN UNO DEI PRIMI ARTICOLI DEL NEONATO CORRIERE DELLA SERA
dal Corriere della sera, 15.07.1876
Archeologia
Gli uomini intelligenti d’Italia e molti dotti stranieri salutarono con entusiasmo nell’anno passato l’impianto di una Direzione generale degli scavi e dei musei di Roma, concepito ed attuato con prodigiosa rapidità dal ministro Bonghi. Si era tante volte invocato un serio provvedimento per quest’ingente patrimonio archeologico che possiede l’Italia, e così giuste si rivelavano le dotte ed infinite doglianze degli eruditi, che il Governo italiano, col suo lungo indugiare, sembrava, per questo rispetto, il solo Governo straniero all’Italia. È dovuto all’energia dell’on. Bonghi se in breve tempo sorse la nuova Direzione generale degli scavi.
Ma quello che più è da ammirare, e di cui soprattutto si rimane compiaciuti, è l’indirizzo preso dal nuovo Ufficio; è l’operosità e l’intelligenza con la quale procedono i suoi lavori; è l’essersi saputo rendere il centro di tutta la vita archeologica del Regno; è l’energia salutare adoperata contro l’indolenza ed il malvolere, che l’ignoranza ingenera ad ogni piè sospinto nelle più riposte borgate del paese nostro. Sono rari gli esempi di istituzioni che abbiano avuto presso noi un così rapido progresso; ma il caso presente s’intende perfettamente quando si sa che il primo e più efficace promotore, l’anima di questa nuova vita archeologica, è il senatore Fiorelli.
L’impulso vigoroso dato da lui agli studii dell’antichità classica, agli scavi pompeiani, al riordinamento del Museo nazionale di Napoli, aveano resa celebre la sua ordinata operosità, congiunta ad una rara intelligenza; ad una piena cognizione della vita antica. Ora i lavori della Direzione generale gli confermano del tutto la grande fama che s’era acquistata.
La Direzione, per disposizione del Bonghi, provocata dal Sella, il quale ha risuscitata a nuova e feconda vita l’Accademia dei Lincei, comunica ogni mese a quella le notizie degli scavi, che si vanno operando nel Regno. Dal gennaio dell’anno che corre, sono cominciate codeste Relazioni, ed alla puntualità con la quale si compilano, corrisponde la sollecitudine adoprata nello stamparle. Fin oggi è uscito alla luce il fascicolo di aprile, e sta sotto i torchi l’altro di maggio.
Lo scopo di tale pubblicazione non è solamente quello di manifestare subito agli studiosi le scoverte che si fanno in tutto il regno nel corso di ciascun mese, sia per le investigazioni dei archeologi, sia per le ricerche degli speculatori, sia per i casi fortuiti. Ve n’ha un altro di tanta maggiore importanza, quanto meno esso è apparente agli occhi del volgo. Infatti, alla notizia degli oggetti trovati, va sempre connessa quella del processo e del modo di ritrovamento, dello stato onde si presentano i monumenti via via nello scavare; e questi dati, importantissimi per le deduzioni, cui oggidì danno luogo nello studio delle antiche civiltà, se non sono subito raccolti e stampati insieme alla notizia delle rinvenute suppellettili, vanno con grande iattura della scienza smarriti e dimenticati. ora, invece, compresi in codeste relazioni formano quasi un tutt’insieme con i dissepolti monumenti, rimangono a loro continua illustrazione, divengono parte integrante della loro istoria.
Le notizie contenute in queste prime quattro relazioni, provano come degli scavi, che ora si operano in Italia, se ne avvantaggiano le conoscenze delle diverse civiltà, le quali ebbero vita nel suo seno. Può notarsi come scoperta di primissimo ordine, quella degli ori trovati recentemente a Palestrina, non lungi dal luogo in cui si scoprirono gli altri famosi, che formano il vanto della biblioteca Barberini. Le ricchezze di un luogo così sovente esplorato, e sempre fecondo, sono da avere in grandissimo conto. Deve attribuirsi ai più antichi sepolcri, di tipo primitivo, della antica Preneste, la tomba scoperta nello scorso febbraio. Gli ori, dice la relazione, sono forse i più belli che sieno tornati alla luce dagli scavi di Palestrina; e sebbene del tipo istesso dei barberiniani, li superano per la rara conservazione. Egli è evidente dalla rappresentazione tutta orientale di questi oggetti, e della tomba intera, quante alte deduzioni possono farsi su gli elementi della civiltà etrusca e sull’orientalismo di essa antichissima civiltà in questa regione. Non può semplicemente intendersi che tali oggetti, di uno stesso tipo, fossero stati importati qui per le relazioni commerciali, e che non rappresentino quindi se non la permanenza e la frequenza di quest’ultime, come stimò il Beulè alcuni anni fa. Essi lasciano risalire il pensiero dell’archeologo a molto più alte deduzioni e indagini, altrettanto profonde, quanto accurate, potrebbero addirittura portare una rivoluzione nelle idee sostenute dal Mommsen sull’antichità di Roma e del Lazio nella sua celebre istoria romana. Il Fiorelli è oltre ogni dire lieto di quest’insigne scoperta, intorno alla quale non indugeranno guari i dotti a collocare, come sogliono, i loro studii.
Ma oltre a Palestrina, scavi etruschi con felicità di successo ne’ suddetti tre mesi si son fatti a Bologna, Chiusi, Corneto-Tarquinia, Cerveteri, Orvieto, Viterbo e Cagliari; più ricchi di tutti furono quelli di Bologna e di Tarquinia.
(Omissis)
Egli è da augurarsi che l’opera della Direzione generale degli scavi proceda sempre con tanta alacrità, e che le Relazioni mensili vengano fuori per lunghissimo corso di tempo. Riassumendo in un quadro preciso, rilevato con notizie ufficiali, tutto il movimento archeologico in Italia, che è la terra classica delle antichità, si rende un servigio altissimo alla scienza ed il Governo, mostrando di professare un culto religioso per i monumenti del passato, acquista anche per questa via un titolo alla benemerenza di tutto il mondo intelligente.
L’incisione degli oggetti trovati è tratta da Helbig W., Scavi di Palestrina, in Bullettino dell’instituto di Corrispondenza Archeologica 1876, pp. 117-131.
